TROVARE LA GIUSTA DIREZIONE

Avvertiamo sempre più il bisogno di uscire dagli schemi, cercando una vetrina visibile e riconoscibile al di fuori di un sistema che ormai non funziona più. Siamo alla ricerca di una nuova formula per comunicare la nostra identità, per distinguerci dagli altri.

Ma come? Come è possibile farsi notare se le nostre risorse sono limitate e in ogni mercato esiste la saturazione del tutto?

Trovando una nuova modalità, più efficace: parlare diversamente, attraverso strumenti chiari e alla portata di tutti.

Il mondo digitale infatti ha scardinato tutte le strutture precedenti, dando vita ad una nuova epoca, che molti definiscono “deserto digitale”.

Correre dietro ad un like che vale solo per quell’istante e poi viene completamente dimenticato, cadendo in un vuoto che ha necessità di essere subito riempito, da un altro fugace e finto momento di “vita” virtuale. 

Tutto viene banalizzato e copiato e così il mondo della comunicazione si sta impoverendo.

Stiamo correndo verso l’imbarbarimento culturale, l’appiattimento linguistico, la clonazione seriale delle identità, l’omologazione del tutto.

Credo sia arrivato il momento di fermarsi e ragionare un attimo!

Per sopravvivere bisogna uscire dagli schemi, uscire dal coro.

Ecco perché lasciare una traccia diventa indispensabile; per scendere a fondo, scavare nella curiosità e soprattutto nelle coscienze.

Dobbiamo ricominciare a raccontarci, per trovare coloro che la pensano come noi, che possono sposare una causa, un modo di pensare, fosse anche per condividere un singolo pensiero. 

Credo fermamente nella necessità di ritrovare la propria identità attraverso una “nuova” forma di comunicazione: il libro.

Per questo mi faccio cantastorie di vita e di progetti; perché ogni singola vita è una storia che merita di essere raccontata, e condivisa, per ispirare, per permettere di conoscere e trasmettere un’esperienza. Per lasciare una traccia profonda, un segno preciso e nitido, che rimanga.

Non ha importanza che lo conosca il mondo, ma certamente coloro che ci amano o che magari ci odiano. 

La storia insegna che bastano poche generazioni per cancellare un ricordo e io non voglio che questo succeda più.

Desidero che i figli possano ricordare chi li ha preceduti, senza inventare o ipotizzare, ma semplicemente basandosi su ciò che gli è stato correttamente trasferito, attraverso le parole dei diretti interessati, magari con semplicità e passione.

Ecco perché mi presento: per diventare il cantore delle vostre storie e celebrarle attraverso quello che so fare meglio: scrivere!

www.carlobrusadin.it

il tuo libro, la tua storia

15 marzo 2019. Una data che ricorderò certamente a lungo. La serata era fresca, ma in questo mese dell’anno avrebbe potuto esserlo di più. L’organizzazione dell’evento perfetta, tutti sapevano cosa fare e quando farlo. L’evento era festeggiare i 100 anni di una azienda familiare, che ha segnato le sorti di un territorio, di una intera comunità e che ancor oggi è protagonista in un mercato sempre più complesso e articolato. Io attendevo il mio turno, tra discorsi di autorità, fotografie di rito, brindisi allegri e abbracci sentiti. Io attendevo il momento in cui sarei dovuto salire su quel palco per presentare il libro scritto appositamente per la serata, con la storia umana e professionale di quella famiglia così complessa, che nell’arco di diverse epoche aveva tracciato un solco chiaro e profondo nella vita sociale e industriale coneglianese. Finalmente parlo e mi rendo conto di quanto le parole vadano a fondo, di quanto importante sia lasciare la propria storia segnata sulla carta per donarle quell’immortalità che ogni vita merita. Ho visto le lacrime degli anziani, la tenerezza degli sguardi appoggiati su semplici parole dal profumo di carta, la silente gara a riconoscere chi, dove e quando nelle poche fotografie recuperate e sbiadite che la ricerca ci ha così difficilmente donato. Ho percepito chiaramente la felicità, di aver raggiunto l’obiettivo: rimanere nella storia di coloro a cui teniamo per permettere ai nostri figli e ai nostri nipoti di cancellare dal loro vocabolario, e per sempre, espressioni del tipo…”boh! Non ricordo, mi sono dimenticato…”.

NULLA DIES SINE LINEA

E così mi ritrovo ad aggiungere un tassello in questo bellissimo percorso che la vita mi ha regalato. Un sentiero cominciato sei anni fa, in punta di piedi, con timore e delicatezza. La paura di chiunque si addentra in un sentiero nuovo e sconosciuto, dove ogni sasso smosso porta ad una serie di conseguenze, senza comunque permettere di capire cosa e dove porteranno. Mi ci sono tuffato senza pensare troppo, di istinto, sentendo che era cosa buona e giusta. E devo dire che anche qui, con impegno e un pizzico di fortuna, mi ritrovo a raccogliere dei frutti saporiti e profumati, che saziano e mi rendono appagato del sacrificio fatto per raccoglierli.

Nulla Dies sine Linea è l’ultimo tassello di questo progetto. Mi ritrovo ad essere, ancora una volta, il cantastorie di una impresa umana e familiare che tra pochi giorni taglierà il traguardo dei cent’anni e mi è stato chiesto di raccontarla con semplicità, con onestà e passione. Mi è stato veramente facile farlo e ne sono profondamente orgoglioso. Felice di aver ascoltato una storia che non conoscevo e che mi ha arricchito l’animo. Scoprire come nasce una azienda, conoscere periodi storici differenti da quello in cui siamo inseriti, scoprire personalità e aspetti intimi di personaggi che hanno profondamente inciso nella storia di una famiglia, di un territorio e di una comunità. Ricordi che altrimenti sarebbero svaniti per sempre, perché già i figli, i nipoti certamente, avrebbero per sempre dimenticato e perso.  Un patrimonio inestimabile, che mi sento in dovere di salvare e di trasmettere a coloro che arriveranno dopo di noi….

scrivi la tua storia, non farti dimenticare!

fermarsi per ripartire.

A volte la vita ci obbliga a piccole soste, per mille motivi, che possono essere la famiglia, la salute, lo sport o qualsiasi altra cosa comporti il vivere quotidiano. Questi stop per me sono diventati motivo di grande revisione interna, dove rimettere in bolla le priorità e gli equilibri della mia vita. Così quest’anno ho programmato di pulire un ginocchio che per troppi anni ho trascurato e da qualche giorno la decisione mi trattiene comodamente sul divano di casa, aspettando l’eliminazione di quei punti di sutura che stanno tenendo assieme i lembi di pelle di una gamba ormai cinquantenne. Quanto tempo per riflettere! Ma è proprio in uno di questi lunghi momenti che ho rivisitato un progetto che avevo a cuore, al quale non riuscivo a dare forma. Beh, sappiate che ci sono riuscito! Tutto ciò porterà all’uscita di un mio nuovo libro, diverso nello stile, ma soprattutto nei contenuti. Nella vita mi sono sempre esposto in prima persona, ma questa volta andrò oltre, portandomi in zone che non ho mai esplorato, territori emotivi che non riguardano soltanto me, ma tutti coloro che hanno una coscienza e vivono attivamente la propria vita. Come al solito non posso anticipare nulla di più, ma vi invito a seguirmi con affetto, come avete sempre fatto fino ad oggi. Ed è per questo che vi ringrazio.

IL CANTASTORIE

Dicembre è sempre un mese intenso e ricco di emozione. Mi ritrovo spesso da solo, per strada, diretto o di ritorno dalle numerose serate che mi coinvolgono per i libri, per incontri a vario titolo o semplicemente per una cena a casa di qualcuno. Un bel momento per pensare a quello che la vita personale e professionale ogni giorno mi regala. La possibilità di ascoltare e scrivere storie di vita che appartengono ad altri e che in qualche modo diventano mie; perché mi appassionano, mi coinvolgono, mi permettono di conoscere mondi, persone, culture e arti che prima mi erano impensabili e che ora invece mi rendono più ricco. Perché la vera ricchezza, secondo il mio personale pensiero, è proprio questa! E tutto ciò mi piace sempre di più. Nelle ultime serate mi descrivo come un “cantastorie”, perché è la definizione che sento più vicina. Non riesco a scrivere di fantasia, di storie inventate, non mi piace regalare emozioni finte ai lettori, per quanto possano essere belle e emozionanti. La Vita, la mia Vita, mi ha insegnato che le storie degli uomini sanno regalare una magia unica, soprattutto quando sono vere. E quindi le cerco, sono le sole che voglio raccontare, quelle che mi piace interpretare e pubblicare. Ogni uomo è una storia che merita essere ricordata dai propri cari o dagli amici, ma alcune di queste hanno una dignità straordinaria, che merita essere divulgata, soprattutto attraverso un libro. Che poi rimane, anche dopo di noi e per sempre. Mi piace essere “cantastorie”, mi sento proprio così; ne sono ogni minuto più convinto. Devo solo trovare le storie e una di queste potrebbe essere proprio la tua!

L’ispirazione.

Ispirazione. Una parola che sempre più spesso ricorre nella mia mente e nelle mie parole. La riscopro lentamente, nella sua profonda leggerezza. Mi coccola pensarla, mi piace, mi fa stare bene. Mi ritrovo a guardare cose e persone con occhi differenti, a cercare oltre la loro apparenza. Mi piace guardare la loro essenza, se ne ho l’opportunità chiaramente! Mi piace soprattutto quando attiro qualcuno non per parlare, ma per ascoltare. E sempre più spesso, dopo averlo soltanto ascoltato, mi guarda e dice:” …mi ha ispirato.” oppure “… sei stato di grande aiuto, di grande ispirazione”. Di solito rispondo con un timido sorriso, anche perché non saprei cos’altro dire. Ispirare qualcuno stando zitto mi fa mettere in discussione tutto quello che ho fatto negli ultimi 50 anni, visto che era proprio attraverso le parole che cercavo di ispirare qualcuno! E invece ora capisco che la strada corretta è quella che procede nel senso contrario. Forse anche per questo ho cominciato a scrivere. Credo che l’ispirazione sia fondamentale per guardare, per lavorare, per fare, per vivere e amare in modo più intenso e migliore. Abbiamo bisogno tutti di ritrovare la nostra ispirazione. Soprattutto noi adulti la stiamo trascurando troppo, la stiamo dimenticando e quindi non siamo in grado di trasferirla come esperienza ai giovani. Quei giovani che sono sempre più soli nella “loro” globalizzazione, che gli abbiamo confezionato maldestramente noi. Detto questo chiudo il computer, spengo il telefono, ripongo il tablet e prendo la mano delle mie bambine. Le porto a giocare, a fare sport oppure a suonare e cerco di star loro vicino per ricambiare quello che hanno fatto a me dal primo giorno di vita: ispirarmi!