Scrivere per (r)esistere.

Credo sia proprio così.
Soprattutto in questi tempi assolutamente critici e difficili che ci mettono quotidianamente alla prova.
Ogni giorno un bollettino di guerra, ogni giorno qualcuno che conosciamo aggiunge al nostro bagaglio la sua esperienza. Che segna, che incide comunque sulla nostra vita.
E ci ritroviamo in balia di ogni evento, anche minimo, perché la resistenza psicologica viene comunque messa continuamente alla prova e ormai, per molti, è al limite estremo.
Per questo è indispensabile trovare dei nuovi presidi per proteggere noi stessi e coloro che ci stanno attorno. Perché la fragilità in questo momento non è una buona alleata, visto che l’isolamento tende ad amplificare tutto pericolosamente.
Noi adulti abbiamo l’obbligo morale di difendere i nostri figli, i nostri nonni, i nostri cari e anche coloro che ci circondano di energia positiva.
Mai come in questo periodo è imperativo farlo.
Ma come?
Sui metodi credo potremmo confrontarci per dei giorni, ma io ne suggerisco uno che mi è servito molto; scrivere!
Scrivendo di noi, della nostra vita, della nostra storia, cercando di ricavare il bello della nostra esperienza. Come un estratto di frutta e verdura.
Trattenere il buono e condividerlo con gli altri.
Per mille motivi: perché sia da esempio, perché diventi memoria imperitura, perché permette di occupare la mente e il tempo in qualcosa di costruttivo, perché rende attivi e propositivi. Ma è anche utile per non subire l’apatia, per non farsi cogliere dalla depressione, per rimanere concentrati e soprattutto perché scrivere aiuta a riflettere. La parola trasmessa oralmente infatti vola e scappa, ma quella scritta obbliga a pensare prima di segnare quel foglio o battere quella tastiera.
Certo. magari non è semplice cominciare, magari sarebbe utile avere qualcuno che ci suggerisce come fare.
Ma vuoi mettere la soddisfazione?
Detto questo facci una riflessione e poi se ti serve una mano o un consiglio, chiama o scrivi. Buona vita.

Riflessioni a voce alta

Ma vi siete accordi di quello che ci accade intorno?
Certo, il Covid 19 ci costringe a cambiare le regole per sopravvivere.
Ma forse non è tutto male.
Non entro nel merito della tragedia, ci mancherebbe altro! Quella non si discute, anzi!
La mia riflessione vuole andare in altre direzioni:

  • le fotografie dal satellite ci fanno vedere un improvviso abbassamento dell’inquinamento a livello mondiale. Senza parlare della pianura padana che non si vedeva così pulita da moltissimi anni. Non sono servite bugie politiche o false promesse, non sono serviti discorsi di esperti o di docenti, non è servito Alberto Angela con i suoi bellissimi programmi televisivi, ma la paura di essere contagiati da un nemico subdolo e invisibile.
  • le polemiche sulla regionalità dell’individuo stanno pian piano scemando. Non ci sono più polentoni o terroni, ma solo italiani. Cazzo vuoi vedere che riscopriamo di essere un popolo. In fondo non è passato così tanto tempo da quando ci siamo uniti, ma in buona parte ci stavamo già dimenticando di esserlo, presi come siamo dall’alimentare una classe politica scellerata che ci ha portato ben oltre il punto di non ritorno. Siamo schiavi di vallette, di “signorine buonasera”, che non hanno neanche la forza di proteggerci da nazioni che dovrebbero dimostrarsi amiche e invece ci abbandonano al largo delle nostre miserie. Forse questa Europa non è tutta la meraviglia che ci aspettavamo, ma non credo servisse una pandemia per capirlo. Noi italiani siamo un popolo straordinario e geniale, circondato dal 70% delle bellezze culturali mondiali (il 30% mancante ce lo hanno rubato in buona parte con i conflitti mondiali), abbiamo arte, cultura, enogastronomia di eccellenza, natura straordinaria e unica e forse questa volta, appena tutto sarà passato, saremo più attenti alle scelte di popolo e meno a quelle personali. Il denaro in questi giorni ci sta dimostrando la sua inutilità! Puoi essere ricco o povero, ma al virus non gliene frega proprio niente, ha bisogno del corpo, non del conto corrente.
  • Vedo famiglie che riscoprono la bellezza dello stare insieme, del condividere gli spazi per giornate intere. Cosa a cui non eravamo più abituati. Chiaro, ci vuole qualche giorno per rimodulare le frequenze, ma poi arriva il click e tutto si mette in bolla. Così vedi foto di gente che cucina, di persone che si danno consigli su come elaborare ricette. Mamme che si aiutano con video improvvisati per capire come scaricare i compiti on line, per gestire le lezioni con i professori, che nel bene o nel male si stanno organizzando. Con impegno, con fatica, con la confusione che tutto questo ha comportato. Vedo imprenditori e operai vivere diversamente le priorità. Quello che fino a ieri era assolutamente urgente, adesso improvvisamente si può rimandare. Si può aspettare domani, forse anche la prossima settimana o addirittura la fine del mese. Perché oggi l’importante è sopravvivere a questo casino. Vedo anche la simpatia che da sempre ci caratterizza, con vignette e battute che fanno sorridere per un momento e ci distraggono dalla inconscia paura che ci accompagna sempre in questi giorni. Vedo l’altruismo e il volontariato, tipico del nostro essere italiani; fatto di gente che si aiuta, fosse anche con solo una parola o un piccolo gesto.
  • Stiamo riscoprendo la bellezza di guardare fuori dalla finestra e sentire gli uccellini che cantano la primavera, che guarda caso, se ne frega delle nostre tragedie o delle nostre miserie, e procede lungo la sua strada come ha sempre fatto.
    La differenza è che noi oggi ce ne stiamo accorgendo. Questo è il bello. E mi auguro che la nostra memoria domani non sia così fragile da dimenticare tutto in un attimo.
    Non ho idea di quanti arriveranno a leggere questa ultima riga, ma se lo avete fatto è perchè avevate tempo di farlo, e questo oggi sembra essere la cosa più bella che abbiamo a disposizione. Un abbraccio
    Carlo
Più del tuo Più.

Finalmente sei arrivato.
Mi piace l’idea di essere padre, mi piace l’idea di vederle crescere.
Di stare loro vicino, per parlare, per capire, per piangere e per gioire insieme. Emma e Zoe. Due creature stupende che stanno crescendo troppo velocemente e continuano a mettermi in difficoltà. Mi piace pensare di capirle, di essere alla loro altezza, ma ogni giorno mi dimostrano che la mia è una mera illusione. Mi stravolgono il pensiero, mi fanno sentire impreparato, fuori tempo, vecchio! Ogni tanto ci resto male, ma poi rifletto e capisco che è giusto sia così. In fondo il pensiero oggi, alla loro giovane età, è fatto di assoluti; bianco e nero. Nessuna mezza tinta, nessun compromesso, nessun ostaggio. Quindi ci si anima per le amicizie, per le diversità, per i confronti che ogni tanto si fanno accesi. E io mi ritrovo a svolgere il mio ruolo di uomo, di padre, di riferimento all’interno di un nucleo familiare compatto, legato, innamorato. Mi ritrovo ad ascoltare discorsi di studio, di amicizie oggi complicate e domani assolute. Discorsi di sesso, di politica, di cultura generale, ma anche sciocche o semplici richieste. Quelle richieste prive di ogni sovrastruttura, dirette come lame, che tagliano, che affondano nella carne scoperta a volte, ma che danno il vero senso a quello che vivo ogni giorno. Mi fanno sentire un eroe, un uomo che ha ottenuto dalla vita il premio più bello. Mi fanno sentire un uomo felice. Per questo ho deciso di condividere tutto con gli altri, con voi che mi leggete, che mi volete bene e che ogni tanto mi mandate anche affanculo. Perché vi faccio piangere, sorridere, imprecare perché “a te va tutto bene”, “perché tutte a te le fortune di avere due figlie stupende e vicine”. Beh. io non ho mai avuto segreti e non sono mai nemmeno stato un mago che conosce formule arcane o divine. Ho solo preso seriamente il mio ruolo e ho deciso di viverlo fino in fondo, ogni giorno, domeniche comprese. Poi ho pensato anche che poteva essere una bellissima esperienza da condividere, per crescere assieme, per confrontarsi e capire, magari anche per aiutarsi a vicenda. Così lo ho pubblicato, con l’aiuto del mio mentore, Fabio Brussi, quell’editore straordinario che crede in quello che scrivo e che io non finirò mai di ringraziare. Più del tuo Più; il bene che ti voglio, il bene che vi voglio.

pronti, attenti, via

Proprio così, non bisogna mai abbassare la guardia. Basta un momento perché qualcosa o qualcuno trasformi le tue giornate. Ed è cosi che come ogni giorno, o quasi, entro in studio la mattina presto, mi siedo alla scrivania e non so ancora quale percorso seguirà la giornata, tra clienti, appuntamenti, imprevisti di ogni tipo, bonifici da fare, da ricevere e tasse da pagare. Così arriva metà mattinata e non ho ancora deciso da dove cominciare quando squilla il telefono. Il numero del mio editore! Strano, non dovevo sentirlo, avanza soldi? Forse li avanzo io? Decido quindi di rispondere: “Ciao Fabio, qual buon vento?!” attacco subito per stimolare la conversazione. “Ti faccio intervistare perché ho deciso che te lo meriti! Cosa dici? Ti piace l’idea?” risponde subito con tono positivo. Poche parole in più, un riferimento mail da controllare e in pochi giorni mi ritrovo la redazione di QDPNews che invade pacificamente il mio studio a Montebelluna. Sono giovani, sono quattro, tre uomini e una donna….i Fantastici Quattro…penso io, ma per quel minimo di pudore che conservo ancora mi vengogno di esclamarlo pubblicamente. Mi chiedono di me, conosco le risposte e rispondo; mi chiedono dei miei libri, conosco anche quelle e rispondo nuovamente. Sono preparato e fluido, mi lascio andare tranquillo, ogni tanto respiro e loro inseriscono una domanda, che poi interpreto a modo mio. Solitamente non rispondo subito, mi piace arrivare al punto attraverso strade inesplorate, confuse e solitamente sterrate, poco battute dagli altri. Ma con calma ci arrivo. Mi osserva anche Fabio Brussi, il mio editore, che ogni tanto sorride, ogni tanto ascolta, ogni tanto dice qualcosa, fa tutto molto bene, ma mai contemporaneamente. Il pomeriggio scorre piacevole e diventa un’ intervista video breve, ma bella, dove mi riconosco. Mi riscopro quel giovane cinquantenne che deve ancora decidere cosa farà da grande, ma oggi ho fatto una scoperta clamorosa. Che esistono giovani appassionati e impegnati, che si muovono, si inventano un mestiere, si impegnano per scoprirne i trucchi, lo migliorano con la loro freschezza e con la loro cortesia. Ho scoperto insomma che esiste un mondo di giovani che certamente sono meglio di noi e meritano per questo di essere raccontati.

Per questo restate collegati verso la fine dell’anno. Perché uscirà il mio nuovo libro e parlerà proprio di loro.

Scrivere è terapeutico…

Proprio così! Scrivere è terapeutico, aiuta lo spirito, impegna la mente e in qualche modo la libera da altri pensieri. Quelli che sorgono ogni giorno per la quotidianità, per gli impegni che sembra si facciano sempre più importanti mentre tu, con l’avanzare dei tuoi anni, speravi in cuor tuo di liberarti proprio di questi! Ogni tanto è corretto fare silenzio, rimettersi alla ricerca, ridefinire obiettivi e priorità. Il rallentare significa rivalutare, ripercorrere a mente il percorso fatto e rimappare eventualmente quello da fare, perché è cambiato il punto di vista, sono cambiati i paesaggi, sono cambiate le prospettive. Per ciò sono alcuni mesi che lascio la pagina vuota, benché gli avvenimenti siano stati moltissimi e positivi, ricchi di sorprese e di grandi novità che premettono una seconda parte di anno veramente impegnativa. Sono arrivati nuovi clienti, sono arrivati nuovi libri da scrivere, siamo alla bozza finale del mio prossimo progetto personale, che ritengo essere il più ricco e il più intenso io abbia mai scritto ad oggi….

Ma questo è il momento del silenzio, del chiudere le porte e le finestre e di partire per alcuni giorni di svagato abbandono celebrale. Ritirarsi per non pensare, per non impegnarsi, per non lavorare con le pile scariche rischiando di rovinare quelli che potrebbero essere grandi progetti.

Si tratta solo di rimandare, di un semplice arrivederci a tempo determinato, anzi, determinatissimo. Ci rivedremo a settembre, più belli, carichi e più ricchi di nuove esperienze.

Buone ferie amici miei. Buon riposo e buon divertimento.


TROVARE LA GIUSTA DIREZIONE

Avvertiamo sempre più il bisogno di uscire dagli schemi, cercando una vetrina visibile e riconoscibile al di fuori di un sistema che ormai non funziona più. Siamo alla ricerca di una nuova formula per comunicare la nostra identità, per distinguerci dagli altri.

Ma come? Come è possibile farsi notare se le nostre risorse sono limitate e in ogni mercato esiste la saturazione del tutto?

Trovando una nuova modalità, più efficace: parlare diversamente, attraverso strumenti chiari e alla portata di tutti.

Il mondo digitale infatti ha scardinato tutte le strutture precedenti, dando vita ad una nuova epoca, che molti definiscono “deserto digitale”.

Correre dietro ad un like che vale solo per quell’istante e poi viene completamente dimenticato, cadendo in un vuoto che ha necessità di essere subito riempito, da un altro fugace e finto momento di “vita” virtuale. 

Tutto viene banalizzato e copiato e così il mondo della comunicazione si sta impoverendo.

Stiamo correndo verso l’imbarbarimento culturale, l’appiattimento linguistico, la clonazione seriale delle identità, l’omologazione del tutto.

Credo sia arrivato il momento di fermarsi e ragionare un attimo!

Per sopravvivere bisogna uscire dagli schemi, uscire dal coro.

Ecco perché lasciare una traccia diventa indispensabile; per scendere a fondo, scavare nella curiosità e soprattutto nelle coscienze.

Dobbiamo ricominciare a raccontarci, per trovare coloro che la pensano come noi, che possono sposare una causa, un modo di pensare, fosse anche per condividere un singolo pensiero. 

Credo fermamente nella necessità di ritrovare la propria identità attraverso una “nuova” forma di comunicazione: il libro.

Per questo mi faccio cantastorie di vita e di progetti; perché ogni singola vita è una storia che merita di essere raccontata, e condivisa, per ispirare, per permettere di conoscere e trasmettere un’esperienza. Per lasciare una traccia profonda, un segno preciso e nitido, che rimanga.

Non ha importanza che lo conosca il mondo, ma certamente coloro che ci amano o che magari ci odiano. 

La storia insegna che bastano poche generazioni per cancellare un ricordo e io non voglio che questo succeda più.

Desidero che i figli possano ricordare chi li ha preceduti, senza inventare o ipotizzare, ma semplicemente basandosi su ciò che gli è stato correttamente trasferito, attraverso le parole dei diretti interessati, magari con semplicità e passione.

Ecco perché mi presento: per diventare il cantore delle vostre storie e celebrarle attraverso quello che so fare meglio: scrivere!

www.carlobrusadin.it